Nebbie dei Mondi - Mists of Worlds

Sulla strada per Baldur's Gate

Capitolo II

La piccola cittadina di Nashkel era semi distrutta e i cittadini ancora in forza si affrettavano per andare a spegnere gli ultimi fuochi rimasti. Il crollo della montagna aveva provocato un tremendo terremoto e quelli erano i risultati.
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Aendir, Ugnor, Efyr e Fergair erano fermi, stanchi e feriti, in una delle strade al confine della città. Notarono presto una modesta locanda che sembrava non aver subito danni, a parte qualche crepa nell’intonaco. Decisero così di entrare e tentare di rimediare dell’ospitalità.

Dentro vi erano un uomo e due donne, una più giovane dell’altra: quasi certamente era la famiglia padrona e lui, una figura barbuta, con capelli e barba macchiati dalla vecchiaia ma che manteneva l’altezza e il fisico della gioventù, doveva essere l’oste.
«Cosa volete?» disse senza mezzi termini e con uno sguardo tra l’irritato e il curioso ai quattro.
«Cerchiamo un riparo per la notte e, se possibile – disse Efyr – una persona in grado di curarci… Purtroppo non abbiamo molto con cui pagare…»
L’oste lì fissò per qualche istante. Poi disse: «Sentite, avete visto in che condizioni siamo ridotti. Io vi darò vitto, alloggio e cure se voi in cambio ci aiuterete a rimetterci in piedi»
Quindi, dopo una sfida a braccio di ferro persa da Ugnor, i Quattro Viandanti accettarono.

Dopo due settimane Nashkel era, se non completamente ricostruita, almeno in buone condizioni. I quattro erano guariti e avevano ripreso le forze e il momento di dirsi addio si stava avvicinando. Ma quella in quella che sarebbe stata l’ultima notte i Viandanti non passarono sonni tranquilli.

Aendir vide un bambino di spalle, che guardava una nobile casa in fiamme. All’improvviso un’ombra appariva alle spalle del piccolo e gli tagliava la gola. Voltandosi, guardò il Chierico dalla profondità delle tenebre ma proprio quando stava per scagliarsi contro di lui una lama di luce scese dal cielo nero mettendosi a sua difesa e una voce echeggiò nell’aria: «Segui Mystra e colei che la cerca»

Efyr si ritrovò in una stanza circolare dai colori bui. Un trono si stagliava da una parte e dietro di esso si apriva una grande terrazza che dava su un paesaggio non identificabile. All’improvviso sentì un freddo intenso e pungente. Una mano eterea lo prese per la gola, portandogli la testa all’indietro e sussurrandogli: «Non metterti in mezzo…». Quindi gli affondò il filo di un pugnale nelle teneri carni della gola e gli ripeté, mentre cadeva: «Non metterti in mezzo…»

Fergair era al centro della radura bruciata dalla sua ira per la morte della donna che l’aveva cresciuta. Ma ecco che all’improvviso le venne incontro proprio quella donna dicendole: «Cerca Mystra. Cerca Mystra e Oromir, suo Magister. Cerca, piccola mia, e adempi al tuo destino»

Ugnor invece era in mezzo ad una piana verdeggiante. Sembrava un paesaggio tranquillo ma la terra iniziò a tremare. Da una parte un’armata nera veniva verso di lui e dall’altra un esercito di uomini e altre razze. Al centro lui, inerme e non sapendo cosa fare. Ma tutt’a un tratto sentì che le sue braccia e le sue gambe erano tenute divaricate da delle catene e il paesaggio era diventato completamente bianco. Una figura veniva verso di lui, sua madre, che sempre più nitidamente pronunciava sempre la stessa parola: «Scegli…». All’improvviso sua madre scomparve e al suo posto un’ombra, rassomigliante ad un orco, che ripeteva anch’egli: «Scegli!». Una lama quindi gli affondò nel ventre.

Si svegliarono tutti e quattro contemporaneamente. Fergair raccontò il suo sogno. Alla fine si decise che l’avrebbero seguita essendo ormai tutti coinvolti. Efyr tacque. La mattina, grazie alle informazioni dell’oste, si misero in cammino alla volta di Baldur’s Gate.

Qualche giorno dopo si trovarono alle porte di Beregost, e, una volta entrati, chiesero alloggio in locanda e ne approfittarono per avere qualche informazioni. Vennero così a sapere che da settimane non si vedeva il mago uscire dalla sua torre, mentre, poco tempo fa, il Duca era stato costretto a chiamare dei mercenari per risolvere un problema di briganti. I Quattro decisero così d’indagare.
Tuttavia non andò a finire molto bene, visto che, una volta ottenuta udienza con il Duca di Beregost, un uomo non più giovane ma dignitoso, elegante e, a suo modo, gentile,
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non riuscirono a tenere abbastanza a bada la lingua tagliente di Efyr e vennero, con poca gentilezza, cacciati dalla città. Ma non si diedero per vinti e tornarono notte tempo.

Arrivarono per prima cosa alla torre del mago. Esplorandola, all’ultimo piano, trovarono il corpo senza vita e putrefatto del mago con un pugnale conficcato nel petto, mentre, dietro ad una libreria, in una stanza segreta, Ugnor trovò un martello da guerra molto strano.
Nel frattempo Efyr riconobbe il pugnale, lo stesso del sogno. Quando lo estrasse tuttavia l’arma si rivelò essere estremamente pericolosa, sembrando quasi richiedere sangue. Ugnor non se lo fece ripetere colpì la lama con la sua nuova arma che ebbe un risultato così devastante da far sprofondare tavolo, pugnale e pavimento fino alla base della torre, attirando anche delle guardie. Ma anche questa volta riuscirono a fuggire e si diressero verso il palazzo del Duca.
Sfruttando un passaggio sotterraneo riuscirono infine ad arrivare fino alla sua stanza privata e, dopo un difficile ma silenzioso scontro con le guardie, entrano. E fu allora che videro qualcosa che non si sarebbero aspettati: il Duca nel suo letto esanime con la gola squarciata. Decisero che era di sparire e così fecero.

Si rimisero in marcia verso Baldur’s Gate e riuscirono dopo qualche giorno di cammino ad entrarvi, anche se ormai erano ricercati. Dopo essere passati dal leggendario fabbro della città e aver ottenuto armi e armatura di grande valore si misero alla ricerca di questo Oromir, che doveva essere il Magister di Mystra. Trovata una casa ma non ottenendo risposta decisero di riprovare quella notte, coperti dall’oscurità. Una volta dentro però capirono che non sarebbe stata così facile.
L’oscurità li avvolse e vennero tutti feriti da delle rapide quanto letali lame, mentre al tempo stesso una voce femminile li derideva. Ma proprio quando la faccenda sembrava essere senza via d’uscita, una voce possente gridò e fece tornare la luce.
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«Mi dispiace per quest’accoglienza – disse una figura estremamente anziana – ma le apprendiste non sono molto gentili e accoglienti. Il mio nome è Oromir, ultimo Magister della grande Mystra. Sono colui che stavate cercando. Prego, seguitemi». E dopo aver mosso la mano e e aver guarito le ferite in un attimo iniziò a salire le scale.

Dopo qualche minuto, mentre Dorna era andata a prendere da bere, Marena, la ragazza che li aveva colpiti, mangiava una coscia di cinghiale in un angolo della stanza.
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Oromir invece parlava ai Viandanti.
«Lo so che siete confusi e avete molte domande, ma ditemi, prima, cosa avete visto in sogno». Aendir, Ugnor e Fergair gli confidarono le visioni ma Efyr taceva ancora.
«Mmm… – disse Oromir appoggiando la mano alla spalla dell’Elfo – Brutta storia, la tua, Efyr» e raccontò al suo posto anche il suo sogno.
«Ragazzi. Il nostro tempo a disposizione è poco. Il Nuovo Impero, l’organizzazione che vi aveva catturato, sta per arrivare. Dovrete mettervi in contatto con un manipolo di coraggiosi che ora si trova nella foresta dei Denti Affilati, a est di qui. Non temete, posso farvi arrivare comodamente io fin là. Una volta incontrate è di vitale importanza che raggiungiate l’antico tempio di Mystra situato in quel bosco. Dovete trovarlo e prendere ciò che è al suo interno prima del Nuovo Impero, altrimenti i nostri prossimi giorni saranno molto bui. Vorrei veramente venire con voi ma…».
Oromir si dovette interrompere dal momento che, dai piani inferiori, proveniva dei rumori sordi, segno di qualcuno che voleva entrare.
«Non si preoccupi… Finisca pure ciò che deve finire. Ci penso io a darle un po’ più di tempo» disse Dorna con un sorriso tra la presa in giro e la tristezza.
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«Vado anch’io» disse Marena.
«No, tu vai con loro!» ribatté Oromir. «Presto! Al centro della stanza»
Un cerchio di teletrasporto iniziò a materializzarsi nella camera e una bolla magica andava ad inspessirsi intorno ai cinque. Un passo pesante però iniziò a sentirsi mentre saliva le scale. Rostaer sfondò la porta, gettando al centro della stanza la testa di Dorna. Si scaglio quindi contro Oromir, lanciandolo dall’altra parte della stanza. Alzò quindi la spada e colpì la bolla di teletrasporto: pian piano stava riuscendo ad infrangerla. Fu allora che Marena, in preda all’ira, si scagliò contro il Cavaliere dai rossi capelli, e, proprio in quel momento, Oromir, prima di svenire, riuscì a completare il rito e a farli partire.

Si ritrovarono in mezzo ad una radura in un bosco. Di Marena non vi era più traccia.

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Merhpex

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