Nebbie dei Mondi - Mists of Worlds

La Nebbia si dirada
Season II Trailer

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Un silenzio pesante calò su tutti.
Pochi attimi per comprendere la situazione.
Lacrime rigarono il suo viso e un urlo di dolore squarciò l’aria perdendosi nel vento.

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«Guardali! Siete riusciti a mettere insieme un gruppo di persone incredibili… – disse guardando dalla balconata, poi, voltandosi – devo ammettere che la tua squadra è temibile.
Cosa avete loro promesso per spingerli a rischiare la vita in tal modo? Forse alcuni hanno capacità e poteri che li inducono a pensare di poterne uscire vivi… Ma gli altri? Per cosa combattono? Amore? Denaro? Ideali?»
Fece una pausa e poi rise: «Sarà divertente vederli cadere uno dopo l’altro assieme alle loro illusioni…
A meno che tu non decida che la storia debba finire in altro modo…»

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La luce si diradò e riuscirono a guardarsi attorno ma era già troppo tardi.
Punte affilate di lance erano a pochi centimetri, pronte a fare il loro dovere.
Un uomo scese dalla scalinata e, con i suoi occhi di ghiaccio, disse: «Benvenuti! Vi stavamo aspettando»

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Il tunnel andava restringendosi… La temperatura continuava a salire… Erano sempre più vicini e non avevano possibilità di seminarli…
«Allora?! – disse, attirando la sua attenzione, con fare non preoccupato ma spazientito – tiriamo fuori le palle o no?!»

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La pietra perse il suo colore e iniziò ad irraggiare su tutti i presenti una luce talmente forte e pura da essere sovrannaturale. Accecò tutti, interrompendo il combattimento, e facendoli stramazzare al suolo con le menti scosse. Solo loro due rimasero in piedi.
Fu chiaro in quel momento che la pietra non era solo una chiave, ma anche…

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Entrambi erano rimasti ad affrontarla. Ansimavano… La fatica e la vecchiaia non aiutavano… Ma nei loro occhi c’erano una determinazione e una gioia che non provavano più da molto tempo, anche se sapevano che questo, probabilmente, sarebbe stato l’ultimo sangue che avrebbero versato insieme.
Allora, mentre il pesante portone si chiudeva alle loro spalle, guardandola negli occhi, uno dei due disse: «Finirà questa notte, strega…»

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«Quindi è stato tutto inutile? È ancora vivo?!»
Un attimo di silenzio, un sospiro, quindi rispose: «Sì, è ancora vivo… Ma ci vorrà tempo prima che ritorni. E dovremo sfruttare ogni istante a nostra disposizione per prepararci… La prossima volta non potremo affidarci alla fortuna»
In quel momento un gelido vento sferzò l’aria intorno ai presenti e una risata echeggiò.
«Stolti! Non avete capito niente! Non ci sarà una prossima volta!»
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Let it begin
Midseason trailer

Erano arrivati. Il Concilio dei Sette si sarebbe riunito di nuovo, e sarebbe stata l’ultima volta prima dell’Ordine. Non mancava molto, Lei lo sapeva: le pedine erano tutte in posizione, le mosse erano preparate. Un cenno, una parola, e avrebbero iniziato. E sarebbe stata Lei a dare inizio alle danze.

Ma cosa stava aspettando, perché non avevano incominciato? Un attimo di debolezza? No, impossibile. Paura? Impensabile. E allora cosa?! Un comandante davanti a Lei parlava. Non lo ascoltava nemmeno. In quella seduta aspettavano tutti una sola notizia.

Erano via da troppo tempo. Sapevano, e non solo loro ne erano a conoscenza, che sarebbero tornati. Dovevano essere Suoi, a qualsiasi costo. Questo era l’ordine. L’aria era tesa. I loro piani appesi ad un filo, tenuto da Rostaer e Rismar.

Eccolo, stava arrivando. Un uomo si materializzò al centro della Sala. Non era Rostaer…

Non… Era… Rostaer…

«Mia Signora. Il Comandante Rostaer è rimasto gravemente ferito nello scontro. Il Chierico è riuscito a fuggire grazie all’aiuto del Dio, ma abbiamo la ragazza e l’Orco», disse tutto d’un fiato, in ginocchio, a testa china, la voce tremante.

Rostaer ferito… Il Dio che trova la forza di aiutare il suddito. Non pensava sarebbe stato possibile. L’ira per ciò che era successo, per non essere riuscito a prevederlo, iniziava a montare in Lei. Ma la Sua attenzione si rivolse presto ad altro.

Arrivato alle Sue spalle come sempre. Lo sentì solo alla fine. Impressionante.

Rismar si sporse verso la tenda nera e che lasciava a malapena filtrare il profilo della Sua figura.

«È successo».

Una voce, un’eco lontana La chiamò. Rimandò le decisioni finali del Concilio a dopo: era stata convocata. La seconda fila di tende calò, e in un attimo si ritrovò in quel luogo sperduto e al tempo stesso conturbante.
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Era dinanzi a Lei, l’unica in grado di portare Ordine nel Caos o di spazzare via tutto. Si alzò dallo scranno, salì i gradini e Le s’inginocchio davanti. Alzò lo sguardo e La fissò negli occhi.

Una sola voce, un solo, semplice ordine.

«Che cominci».

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Rise and Shine
Capitolo IV

«Mia Signora, ho fallito lo ammetto, ho sottovalutato la loro forza. Ma posso ancora portare a termine la mia missione» disse Rostaer in ginocchio dinanzi ad una figura circondata da pesanti tende e circondato da sette seggi , tra cui il suo.
«È inaccettabile, mia Signora, merita una punizione esemplare, se non la morte, se fosse per me!» disse una creatura immonda alzandosi e portandosi alla luce.
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«Silenzio, Siro sibilò con calma la figura coperta. «Rostaer. Hai fallito. Ma confido che sarà l’ultima volta, vero?»
«Glielo giuro sulla mia vita, mia Signora»
«Non avrei accettato di meno… Romm e a quel nome si alzò un altro essere. «Come procedono gli Inevitabile.»
«Alcuni sono già pronti» disse con una voce metallica che trasudava soddisfazione.
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«Bene… Voglio quei quattro morti… E vedi di non deludermi»
«No, mia Signora»
Ci fu poi qualche attimo di silenzio, poi, quella che evidentemente doveva essere al comando, disse di nuovo: «Ma vedo che i nostri ospiti sono già tra noi! Benvenuti allora!»
I Viandanti si risvegliarono nella tenda dell’infermeria in contemporanea, con una sensazione di soffocamento che non voleva andarsene. Dovevano riferire ciò che avevano visto.

Andarono quindi da Merhpex, che era insieme ad Immold, Annan e Sarasat, e raccontarono ciò che era accaduto. Decisero che, con degli Inevitabili all’inseguimento, sarebbero dovuti correre verso il Rifugio principale della Resistenza, ad Est.
Si incamminarono quella notte stessa. Passarono diversi giorni fino a quando oltrepassarono Greenest, nell’immensa pianura chiamata, da quelli del luogo, I Campi Verdi.
Una notte, Ugnor ebbe un altro sogno.
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Vide i quattro Inevitabili, seguiti da un esercito d’ombre, alla tomba di sua madre. Una volta riesumato lo scheletro ne annusarono i resti e il Mezzorco capì che, da ovunque fossero in quel momento, avevano fiutato il suo odore. Svegliati gli altri corse a riferire la notizia, costringendo Merhpex ed Annan a cambiare i piani. Dopo aver recuperato dei vecchi amici si sarebbero recati all’entrata di un piano costruito interamente da Oromir, dove il tempo era accelerato, sperando così di far perdere le tracce agli Inevitabili. Si sarebbero recati sul posto Artio e Tanbelale per preparare il tutto.

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E così fecero, arrivando cinque giorni dopo a destinazione. Lì però accadde qualcosa d’imprevisto. Entrati nel primo salone rimasero completamente immobilizzati. Dalle scale un rumore di passi precedette la comparsa di Artio.
«Stupido vecchio, come ti senti adesso, eh?! Anni passati al tuo servizio e finalmente è giunto il momento. Ma per l’Ordine del Ragno questo ed altro! Non te l’aspettavi ver…» una freccia gli trapassò il cranio lasciando il concetto incompiuto.
«Ha sempre parlato troppo…» disse Tanbelale scesa nel salone. «Finalmente la finirà con questa storia dell’Ordine del Ragno. State tranquilli, ho già avvertito il Nuovo Impero e fra poco saranno qui… Ahhh, che soddisfazione finire questa storia. Non oso immaginare gli onori che mi verranno fatti! Ahhh…» sparlava mentre si aggirava tra di loro, immobili. Fergair però era quasi riuscita a liberarsi.
«Mmm… Però mi sto annoiando – disse dirigendosi verso Ugnor – Che ne dici se ci divertiamo un po’» ed estrasse un pugnale ad espasione. «Mmm.. Che gran peccato… Tutta questa forza…»
Stava per affondare l’arma quando Fergair, finalmente libera, gridò: «Chiudi quella fogna, puttana!» e scaglio contro la Maga un fulmine nero. Per un attimo quella tentò di opporre un briciolo di resistenza ma alla fine venne sopraffatta. Il fulmine la spinse lontano, le trapasso il ventre e la bruciò completamente, lasciandola fumante per terra.

Erano liberi, finalmente. Ma gli Inevitabili e le loro Ombre erano arrivati.
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«Immold, Ugnor, voi copriteci qui. Noi andremo avanti e prepareremo il rituale. Capirete quando saremo pronti»
Qualche secondo dopo essere usciti dalla stanza pesanti colpi iniziarono a risuonare contro il grande portone di ferro del posto.
«Forza, amico mio. Vediamo adesso chi avrebbe dovuto vincere quel bracc…» ma Immold venne interrotto quando una porta gli si schiantò addosso spingendolo dall’altra parte del salone.
Ugnor, in preda all’ira e alla furia della sua razza, caricò con coraggio gli Inevitabili. Ne nacque un combattimento all’ultimo sangue, senza esclusione di colpi. Anche Immold, ripresosi, si unì alla lotta. Ma proprio quando sembravano in una situazione di stallo, ma che forse si sarebbe potuta volgere a favore dei due, uno dei quattro apparse alle spalle di Ugnor, trapassandolo brutalmente all’ipocondrio destro.
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«Solo così sapete battermi… – disse sputando sangue – codardi…»
«Vero – sussurro l’Inevitabile con voce metallica – ma resta il fatto che ora vai giù mentre io… No…»
Ma quando sembrava ineluttabile il loro fato vennero teletrasportati nella Sala del Portale. Guarite le ferite e spiegato il funzionamento del meccanismo, partirono.

Arrivati a destinazione si ritrovarono al di fuori di uno splendido e raffinato castello.
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Una volta entrati si misero ad esplorare il luogo trovandolo ricco di libri e manuali. Proseguirono così per una buona mezz’ora fino a quando arrivarono in un’ampia sala che doveva trovarsi in cima al castello.
«Benvenuti, ragazzi…» disse un vecchietto affacciandosi da dietro il trono. «Io sono colui che tiene pulito questo posto… Una specie di dio del tempo eheheh! O meglio… Lo ero!» e improvvisamente tutto cambiò, assumendo le vere fattezze del luogo ormai dimenticato dopo la scomparsa di Oromir.
Al posto del vecchietto apparve una figura, e dietro di quella una seconda, chiaramente meno importante.
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«Piaciuto lo spettacolo? E ora arriva il piatto forte! La vostra morte!» disse sorridendo. Al tempo stesso il posto fu riempito dall’eco di varie urla animalesche.
«Io sono Rismar, Comandante del Nuovo Impero. È stato un piacere conoscervi! – poi rivolgendosi all’altra figura – portami le loro teste. Tranne lei. Lei la voglio viva…»
I Viandanti iniziarono a correre, affrontando vari mostri di sconosciuta origine. Alla fine riuscirono ad arrivare alla stanza del secondo portale. Quindi mentre tre preparavano il salto, Efyr si preparò ad affrontare virtualmente la figura al loro inseguimento.
Fu un duello breve. La superiorità dell’Elfo fu assoluta, la sua abilità mostruosa, tanto da non fargli prendere nessuna ferita. Alla fine ebbe anche il tempo di sbeffeggiare l’avversario. Ma proprio quando era quasi giunto al portale un’ombra si materializzò dietro di lui e gli sussurrò: «Ti avevamo detto di non immischiarti» e gli trapassò il torace. Arrivati in quattro se ne andarono in tre, ma anche il loro viaggio non fu lungo.

Strattonati lungo il canale dimensionale vennero catapultati in una specie di cattedrali. Persa la vista per la forza d’attrazione e aspettando che tornasse non ebbero il tempo per vedere il nemico, o meglio, i nemici.
Fergair venne bersagliata da dardi e frecce, finendo esangue contro un muro. Ugnor invece venne trafitto gravemente e poi scagliato via, sfondando un trono di pietra.
«Così rieccoci qua, Chierico…» disse una voce familiare.
Aendir alzò lo sguardo e vide Rostaer, completamente cambiato, segno del tempo trascorso.
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«Forza, in piedi! Non voglio che una caduta si prenda la mia gloria!»
Ma il Chierico, alla vista del compagni caduti e odiando dal più profondo il nemico dinanzi a lui, sentì quella che sembrava una forza divina entrargli nelle vene.
I due, ormai odiati, avversari caricarono e il clangore delle armi echeggiò nella cattedrale. Uno scontro all’ultimo sangue diventò ben presto un gioco al massacro. Alla fine Aendir riuscì, con l’ultimo briciolo di forze a tagliare il braccio a Rostaer. Ma il Chierico stava ormai per essere sopraffatto.

Quando tutto sembrava perduto all’improvviso una lama di luce sfondò il tetto della struttura, ponendosi tra i due avversari, dando il tempo ad Aendir di venire accolto dalla luce di un teletrasporto ed essere spedito il più lontano possibile da lì.

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La Resistenza
Capitolo III

Fergair, Ugnor, Efyr ed Aendir decisero di passare la notte in quel luogo, raccogliendo un po’ di legna e cacciando qualche animale, anche per fare il punto della situazione e delle loro vite. Alla fine, visto che Oromir era parso affidabile e sembrava sincero, decisero che avrebbero seguito il suo consiglio e cercato questa fantomatica Resistenza. Era strano come tutte queste vicende in cui man mano entravano erano rimaste all’oscuro non solo a loro ma anche alla gente in generale. Resistenza… Nuovo Impero… Aeronavi… Rostaer… Sembrava quasi di essere in un mondo completamente diverso, o, forse, era solo l’altra faccia della medaglia che non avevano mai voluto o dovuto scoprire.
Alla fine comunque stabilirono i turni di guardia e andarono a riposare. Ma non dormirono a lungo visto che qualche ora dopo un attacco di Orchi li costrinse a prendere le armi e a far sgorgare sangue putrido. Respinsero le varie ondate del nemico e quindi decisero di riposare ancora un po’ e aspettare il mattino per mettersi alla ricerca dei Pelleverde. Aspettarono quindi che il Sole si alzasse ben sopra l’orizzonte e, trovate le tracce senza difficoltà, iniziarono a seguirle fino ad arrivare al limitare di una radura. Da lì videro poco lontano qualche Orco di guardia ad una imboccatura nella roccia, evidentemente il loro rifugio. Visto che i Viandanti sapevano a stento dove si trovassero e dovevano raccogliere informazioni attirarono quello sparuto gruppo lontano dalla tana e, avendone lasciato in vita solo una, lo costrinsero a parlare. Quegli rivelò loro che vi era un antico tempio, l’avrebbero trovato rivolgendo i loro passi verso Est, ad un giorno abbondante da lì.

Dopo aver camminato e ucciso qualche altro Orco di pattuglia arrivarono a questo fantomatico tempio, ma capirono in fretta che qualcosa non tornava. Completamente distrutto e con una sola imboccatura che portava sottoterra, era circondato pietre logorate dalle intemperie e qualche traccia dell’uomo, probabilmente di uno scontro. Difatti appena vi si avvicinarono decine di spettri si alzarono dalle rocce e dal terreno, puntando lentamente verso di loro. Corsero quindi verso l’unica entrata disponibile, accorgendosi di non essere seguiti.
Esplorarono le stanze sotterranee, senza trovare molti oggetti interessanti. Ad un tratto una trappola fece dividere Ugnor dal resto del gruppo, ma Efyr decise comunque di raggiungerlo per non essere presente anch’egli in caso di pericolo. Proseguirono così divisi fino a quando Aendir e Fergair non arrivarono in ampio salone, pieno di antiche statue e, sul fondo, un altare con un oggetto luminoso sopra. Non appena lo presero le statue si animarono e puntarono verso di loro. Fortunatamente Ugnor ed Efyr erano riusciti a proseguire e adesso si trovavano sopra di loro, vedendo la scena da un apertura nel soffitto del salone. Iniziò quindi uno scontro stranamente difficile, che vide i Viandanti perseguitati dalla sfortuna, ma infine vittoriosi. Apertasi una porta segreta dietro l’altare presero quella strada e dopo una lunga scalinata uscirono all’aria aperta.

Lì attesero l’alba successiva, riprendendo le forze dagli ultimi scontri. Una volta ripresa la marcia tentarono di tornare dal punto cui erano giunti ma, in una radura, s’imbatterono in due uomini. Uno era in piedi, appoggiato stancamente ad un albero, l’altro invece era sdraiato su un tronco caduto.
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«Buongiorno! Era da un po’ che vi aspettavamo. Voi dovreste essere quei quattro ricercati per l’assassinio del Duca di Beregost e per aver creato disordini a Baldur’s Gate, giusto?»
Risposero che quelle erano notizie false anche se vi era della verità.
«Ahhh… – sospirò l’uomo – ed è falso anche che siete stati voi ad uccidere il mago Annan, membro della Resistenza e nostro amico» e dagli alberi che limitavano la radura uscirono decine di uomini armati guidati a quanto pareva da una Nana guerriera.
Prima che potessero rispondere l’uomo continuò: «Sì, è falso, visto che non è morto». E alle sue spalle comparve una figura molto anziana appoggiata ad un bastone.
«Finalmente quindi vi troviamo. Io sono Merhpex, lui è Immold e lui è Annan. Siamo i capi della Resistenza e abbiamo molto di cui parlare».
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Dopo quasi un giorno di marcia arrivarono all’accampamento dove fecero conoscenza degli altri membri della Resistenza. Ciò cui aveva accennato Oromir venne adesso loro spiegato chiaramente. Dovevano trovare l’antico tempio di Mystra ma prima dovevano trovare l’altro tempio posto in quella foresta che possedeva la chiave per accedere alla stanza più importante. I Viandanti rivelarono quindi la loro avventura e mostrarono la reliquia in loro possesso: esattamente la chiave che stavano cercando. Si misero quindi presto in marcia.
Erano finalmente arrivati a qualche chilometro di distanza, ma situazione degenerò rapidamente. L’avanguardia della Resistenza tornò riferendo che le aeronavi leggere del Nuovo Impero erano in rapido avvicinamento e, senza dubbio, sarebbe arrivata ben presto la Nave Madre. Affrettarono il passo. Poco prima di arrivare a destinazione le navi sfrecciarono sopra le loro teste.
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Quando finalmente giunsero al limitare della radura videro in lontananza gli avversari che preparavano le difese.
«Dolcezza, mi porgeresti un secondo la tua mano?» disse Annan rivolgendosi a Fergair. Sfruttando quella che sembrava una dirompente energia proveniente dalLA giovane Strega, l’anziano Mago scagliò un enorme palla di fuoco che sbriciolò un tratto di mura.
«CARICA!!!» gridarono Merhpex ed Immold all’unisono.
La battaglia ebbe inizio e fu presto vinta dalla Resistenza, decisamente più esperta dei nemici.

Ma quando si volsero videro in lontananza emergere dalle nubi la Nave Madre e varie altre aeronavi leggere, dirette verso la loro posizione.
«Voi, restate qui. Formate una prima linea di difesa. Gli altri, seguitemi!» ordinò Merhpex entrando nel tempio.
«Fergair, Aendir. Prendete quelle scale e andate nella stanza della più alta della Torre. Usate la Chiave di Mystra per accedervi. All’interno vi dovrebbe essere uno scrigno o qualcosa di similare che si aprirà se gli donerai energia arcana – disse Merhpex – Andate, presto! Noi invece resteremo qui, a dare tutto il tempo di cui loro avranno bisogno».
I nemici non si fecero attendere. Una nave sfondò il muro e rigurgito numerosi uomini e un Golem. Ugnor ed Efyr combatterono strenuamente e con grande coraggio, abilità e forza, facendo cadere molti avversari. L’Orco sferrò addirittura il colpo di grazia alla possente creatura. Dopo una decina di minuti non vi era essere vivo che non fosse della Resistenza.
«Merhpex, presto – disse Annan – sono in pericolo! Ugnor, vieni con noi, dovrai farmi un favore…»

Nel frattempo infatti i due erano ed entrati e Fergair aveva iniziato il rituale ma poco dopo, dalla Porta degli Dei presente nella stanza, risuonarono pesanti colpi e, in fretta, venne sfondata. Nella polvere apparve Rostaer.
«Grazie per avermi facilitato il lavoro, Streghetta. E tu, ora togliti di mezzo»
«Sai come funziona qui?» rispose il Chierico
Rostaer estrasse lentamente la spada e sorridendo rispose: «Mmm… No, penso di non saperlo…»
Aendir allora guardando l’avversario con occhi di fuoco e la voce carica d’ira: «Lascia che te lo spieghi…» e, con un movimento della testa, facendo calare la visiera, gridò: «GIUSTIZIA!!!!!!!!!!» e caricò il Rosso Guerriero.
Uno scontro senza esclusione di colpi ebbe il via ma ben presto Rostaer fece capire chi era il più forte.
Infine, dopo un’incessante sequenza di colpi, disarmato Aendir, il Comandante del Nuovo Impero sollevò il Chierico prendendolo per il collo e disse con calma e a bassa voce: «Sei bravo, te lo riconosco. Ma io… Io sono il migliore…» e gli trapassò il ventre con la lama.

Gettatolo via iniziò a dirigersi verso Fergair ma Merhpex gli si parò davanti ed iniziò a duellare con lui. Il capo della Resistenza approfittò di un attimo di distrazione di Rostaer, scansandosi. Annan apparve sulla soglia della stanza e aprì un portale dietro il nemico, quindi Ugnor caricò e, seppur stanco, con un immane sforzo fisico, vinse la prova di forza con il Rosso Guerriero e lo scaglio nella luce magica gridando insieme a qualche imprecazione orchesca: «STAVOLTA VINCIAMO NOI, DEBOLE!!!».

La battaglia era finita. Aendir venne prontamente rianimato da Annan. Ma quella sera non avrebbero festeggiato: troppi erano i morti della Resistenza cui andavano tributati gli ultimi onori…

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Sulla strada per Baldur's Gate
Capitolo II

La piccola cittadina di Nashkel era semi distrutta e i cittadini ancora in forza si affrettavano per andare a spegnere gli ultimi fuochi rimasti. Il crollo della montagna aveva provocato un tremendo terremoto e quelli erano i risultati.
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Aendir, Ugnor, Efyr e Fergair erano fermi, stanchi e feriti, in una delle strade al confine della città. Notarono presto una modesta locanda che sembrava non aver subito danni, a parte qualche crepa nell’intonaco. Decisero così di entrare e tentare di rimediare dell’ospitalità.

Dentro vi erano un uomo e due donne, una più giovane dell’altra: quasi certamente era la famiglia padrona e lui, una figura barbuta, con capelli e barba macchiati dalla vecchiaia ma che manteneva l’altezza e il fisico della gioventù, doveva essere l’oste.
«Cosa volete?» disse senza mezzi termini e con uno sguardo tra l’irritato e il curioso ai quattro.
«Cerchiamo un riparo per la notte e, se possibile – disse Efyr – una persona in grado di curarci… Purtroppo non abbiamo molto con cui pagare…»
L’oste lì fissò per qualche istante. Poi disse: «Sentite, avete visto in che condizioni siamo ridotti. Io vi darò vitto, alloggio e cure se voi in cambio ci aiuterete a rimetterci in piedi»
Quindi, dopo una sfida a braccio di ferro persa da Ugnor, i Quattro Viandanti accettarono.

Dopo due settimane Nashkel era, se non completamente ricostruita, almeno in buone condizioni. I quattro erano guariti e avevano ripreso le forze e il momento di dirsi addio si stava avvicinando. Ma quella in quella che sarebbe stata l’ultima notte i Viandanti non passarono sonni tranquilli.

Aendir vide un bambino di spalle, che guardava una nobile casa in fiamme. All’improvviso un’ombra appariva alle spalle del piccolo e gli tagliava la gola. Voltandosi, guardò il Chierico dalla profondità delle tenebre ma proprio quando stava per scagliarsi contro di lui una lama di luce scese dal cielo nero mettendosi a sua difesa e una voce echeggiò nell’aria: «Segui Mystra e colei che la cerca»

Efyr si ritrovò in una stanza circolare dai colori bui. Un trono si stagliava da una parte e dietro di esso si apriva una grande terrazza che dava su un paesaggio non identificabile. All’improvviso sentì un freddo intenso e pungente. Una mano eterea lo prese per la gola, portandogli la testa all’indietro e sussurrandogli: «Non metterti in mezzo…». Quindi gli affondò il filo di un pugnale nelle teneri carni della gola e gli ripeté, mentre cadeva: «Non metterti in mezzo…»

Fergair era al centro della radura bruciata dalla sua ira per la morte della donna che l’aveva cresciuta. Ma ecco che all’improvviso le venne incontro proprio quella donna dicendole: «Cerca Mystra. Cerca Mystra e Oromir, suo Magister. Cerca, piccola mia, e adempi al tuo destino»

Ugnor invece era in mezzo ad una piana verdeggiante. Sembrava un paesaggio tranquillo ma la terra iniziò a tremare. Da una parte un’armata nera veniva verso di lui e dall’altra un esercito di uomini e altre razze. Al centro lui, inerme e non sapendo cosa fare. Ma tutt’a un tratto sentì che le sue braccia e le sue gambe erano tenute divaricate da delle catene e il paesaggio era diventato completamente bianco. Una figura veniva verso di lui, sua madre, che sempre più nitidamente pronunciava sempre la stessa parola: «Scegli…». All’improvviso sua madre scomparve e al suo posto un’ombra, rassomigliante ad un orco, che ripeteva anch’egli: «Scegli!». Una lama quindi gli affondò nel ventre.

Si svegliarono tutti e quattro contemporaneamente. Fergair raccontò il suo sogno. Alla fine si decise che l’avrebbero seguita essendo ormai tutti coinvolti. Efyr tacque. La mattina, grazie alle informazioni dell’oste, si misero in cammino alla volta di Baldur’s Gate.

Qualche giorno dopo si trovarono alle porte di Beregost, e, una volta entrati, chiesero alloggio in locanda e ne approfittarono per avere qualche informazioni. Vennero così a sapere che da settimane non si vedeva il mago uscire dalla sua torre, mentre, poco tempo fa, il Duca era stato costretto a chiamare dei mercenari per risolvere un problema di briganti. I Quattro decisero così d’indagare.
Tuttavia non andò a finire molto bene, visto che, una volta ottenuta udienza con il Duca di Beregost, un uomo non più giovane ma dignitoso, elegante e, a suo modo, gentile,
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non riuscirono a tenere abbastanza a bada la lingua tagliente di Efyr e vennero, con poca gentilezza, cacciati dalla città. Ma non si diedero per vinti e tornarono notte tempo.

Arrivarono per prima cosa alla torre del mago. Esplorandola, all’ultimo piano, trovarono il corpo senza vita e putrefatto del mago con un pugnale conficcato nel petto, mentre, dietro ad una libreria, in una stanza segreta, Ugnor trovò un martello da guerra molto strano.
Nel frattempo Efyr riconobbe il pugnale, lo stesso del sogno. Quando lo estrasse tuttavia l’arma si rivelò essere estremamente pericolosa, sembrando quasi richiedere sangue. Ugnor non se lo fece ripetere colpì la lama con la sua nuova arma che ebbe un risultato così devastante da far sprofondare tavolo, pugnale e pavimento fino alla base della torre, attirando anche delle guardie. Ma anche questa volta riuscirono a fuggire e si diressero verso il palazzo del Duca.
Sfruttando un passaggio sotterraneo riuscirono infine ad arrivare fino alla sua stanza privata e, dopo un difficile ma silenzioso scontro con le guardie, entrano. E fu allora che videro qualcosa che non si sarebbero aspettati: il Duca nel suo letto esanime con la gola squarciata. Decisero che era di sparire e così fecero.

Si rimisero in marcia verso Baldur’s Gate e riuscirono dopo qualche giorno di cammino ad entrarvi, anche se ormai erano ricercati. Dopo essere passati dal leggendario fabbro della città e aver ottenuto armi e armatura di grande valore si misero alla ricerca di questo Oromir, che doveva essere il Magister di Mystra. Trovata una casa ma non ottenendo risposta decisero di riprovare quella notte, coperti dall’oscurità. Una volta dentro però capirono che non sarebbe stata così facile.
L’oscurità li avvolse e vennero tutti feriti da delle rapide quanto letali lame, mentre al tempo stesso una voce femminile li derideva. Ma proprio quando la faccenda sembrava essere senza via d’uscita, una voce possente gridò e fece tornare la luce.
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«Mi dispiace per quest’accoglienza – disse una figura estremamente anziana – ma le apprendiste non sono molto gentili e accoglienti. Il mio nome è Oromir, ultimo Magister della grande Mystra. Sono colui che stavate cercando. Prego, seguitemi». E dopo aver mosso la mano e e aver guarito le ferite in un attimo iniziò a salire le scale.

Dopo qualche minuto, mentre Dorna era andata a prendere da bere, Marena, la ragazza che li aveva colpiti, mangiava una coscia di cinghiale in un angolo della stanza.
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Oromir invece parlava ai Viandanti.
«Lo so che siete confusi e avete molte domande, ma ditemi, prima, cosa avete visto in sogno». Aendir, Ugnor e Fergair gli confidarono le visioni ma Efyr taceva ancora.
«Mmm… – disse Oromir appoggiando la mano alla spalla dell’Elfo – Brutta storia, la tua, Efyr» e raccontò al suo posto anche il suo sogno.
«Ragazzi. Il nostro tempo a disposizione è poco. Il Nuovo Impero, l’organizzazione che vi aveva catturato, sta per arrivare. Dovrete mettervi in contatto con un manipolo di coraggiosi che ora si trova nella foresta dei Denti Affilati, a est di qui. Non temete, posso farvi arrivare comodamente io fin là. Una volta incontrate è di vitale importanza che raggiungiate l’antico tempio di Mystra situato in quel bosco. Dovete trovarlo e prendere ciò che è al suo interno prima del Nuovo Impero, altrimenti i nostri prossimi giorni saranno molto bui. Vorrei veramente venire con voi ma…».
Oromir si dovette interrompere dal momento che, dai piani inferiori, proveniva dei rumori sordi, segno di qualcuno che voleva entrare.
«Non si preoccupi… Finisca pure ciò che deve finire. Ci penso io a darle un po’ più di tempo» disse Dorna con un sorriso tra la presa in giro e la tristezza.
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«Vado anch’io» disse Marena.
«No, tu vai con loro!» ribatté Oromir. «Presto! Al centro della stanza»
Un cerchio di teletrasporto iniziò a materializzarsi nella camera e una bolla magica andava ad inspessirsi intorno ai cinque. Un passo pesante però iniziò a sentirsi mentre saliva le scale. Rostaer sfondò la porta, gettando al centro della stanza la testa di Dorna. Si scaglio quindi contro Oromir, lanciandolo dall’altra parte della stanza. Alzò quindi la spada e colpì la bolla di teletrasporto: pian piano stava riuscendo ad infrangerla. Fu allora che Marena, in preda all’ira, si scagliò contro il Cavaliere dai rossi capelli, e, proprio in quel momento, Oromir, prima di svenire, riuscì a completare il rito e a farli partire.

Si ritrovarono in mezzo ad una radura in un bosco. Di Marena non vi era più traccia.

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Claw Peak e l'Incontro
Capitolo I

Aendir, Ugnor, Fergair e Efyr rimasero abbagliati dalla luce usciti dalla loro cella. Incatenati gli uni agli altri e circondati da guardie si avviarono verso la passerella di quella che sembrava una nave. Solo quando iniziarono la discesa poterono ammirare lo strapiombo sotto di loro: quell’aeronave era approdata quasi sulla cima di una montagna e nessuno di loro ne conosceva l’ubicazione.
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Con poca gentilezza vennero scortati davanti ad un nero pozzo, largo una ventina di metri e circondato da statue incappucciate in preghiera. Ad un cenno di Rostaer una guardia spinse Aendir che, cadendo, trascinò con sé nell’oscurità del vuoto gli altri tre.
Si risvegliarono slegati, vestiti di stracci e rinchiusi in un cella, in quello che sembrava un sotterraneo o, comunque, una prigione. Dopo un po’ di cercare riuscirono a trovare il modo di aprire il cancello, oltre a qualche arma, lasciata lì come di proposito. Com’era naturale aspettarsi nei corridoi e nelle stanze seguenti trovarono qualche resistenza che riuscirono a gestire, anche se man mano che esploravano scoprivano sempre più segreti. Trovarono anche una mappa, ben nascosta e di ottima fattura, con qualche codice annotatovi.

Andando avanti scesero di un piano e in una cella trovarono una figura emaciata e debole, anche se ancora vigorosa di spirito. Disse di chiamarsi Snorfil e che era uno gnomo membro della Gilda degli Esploratori, oltre che potente Mago Runico. L’unico inconveniente era che, al momento della cattura gli era stato portato via il piccone, fonte del sue potere, e adesso non sapeva dove potesse trovarsi, essendo passati vari mesi. Efyr allora promise al prigioniero che avrebbero fatto il possibile per aiutarlo.
E non dovettero attendere molto per mantenere la parola, visto che di lì a poco incontrarono colui che se n’era impossessato e aveva imparato ad usarlo. Dopo un breve ma intenso scontro i Quattro Viandanti risultarono vittoriosi sull’Orco Sciamano. Restituito quindi l’arcano oggetto al legittimo proprietario questi ne sprigionò la vera potenza e si incamminò al loro fianco deciso ad aiutarli.

Il suo aiuto si rivelò decisivo dal momento che, scesi di un altro piano, si trovarono in grande difficoltà, prima dinanzi a delle lame ondulanti e poi subendo un’imboscata da due strangolatori. In entrambi i casi, seppur con fatica, riuscirono a dimostrare il loro valore, con audacia e decisione. Quella specie di prigione in tanto, man mano che scendevano, sembrava essere stata costruita in maniera sempre più fine e raffinata, anche se restava sempre decisamente spoglia.
Esplorando ancora trovarono l’ennesima scala che li avrebbe portati al piano successivo ma capirono ben presto che questa era diversa. Infatti era ben più lunga e, soprattutto, era una scala a chiocciola. Alla fine della loro discesa entrarono in un ampio salone, circondato da parapetti, oltre i quali, nel vuoto, si stagliavano gigantesche colonne che sorreggevano l’enorme grotta.

Ma non si soffermarono molto sul paesaggio visto che dal centro della stanza avanzava verso di loro una creatura di fuoco armata di un enorme martello.
«Sono l’ultimo ostacolo che si pone fra voi e l’uscita. Per poter passare dovrete rispondere a tre mie domande» disse con una voce viscerale e lontana.
Senza lasciar loro il tempo di controbattere iniziò con il primo dei tre indovinelli. Ma i Viandanti non si fecero intimidire e risposero correttamente. E così anche con il secondo e con il terzo successivo.
«Bene… Vi concedo allora la vostra opportunità di ottenere la libertà…» disse di nuovo la creatura che immediatamente dopo colpì il terreno davanti a sé con il pesante martello. Da sotto il gruppo emerse una colonna di fuoco. Fergair e Ugnor, caddero riverso sui gradini, gravemente feriti e senza sensi. Ma non si diedero per vinti: la libertà era poco oltre e una fiammella non li avrebbe fermati.

Aendir, portatosi al fianco sferrò un fendente che non andò a segno. Snorfil creò un blocco di terra sopra la creatura che lo colpì, ma ottenne solo il risultato di farlo adirare ulteriormente. Mentre ancora stava cadendo con un possente calcio lo spedì contro Aendir che, miracolosamente riuscì ad evitarlo. Intanto Efyr, approfittando della situazione, era riuscito a portarsi dietro il mostro di fuoco e tentò di colpirlo un a freccia che prese fuoco però prima di arrivare a destinazione. La creatura si volse verso il piccolo elfo, ormai scoperto, e gli scagliò contro un’altra colonna di fuoco. Per il coraggioso elfo Efyr fu impossibile spostarsi e venne avvolto dalle fiamme. Anch’egli cadde riverso a terra, coperto di bruciature.
Ma Snorfil ne aveva approfittato per rimettere in piedi Ugnor. Allora lo Gnomo, ferito e in ginocchio, guardò l’enorme Orco e disse, sorridendo:
«Divertiti…» e lo colpì alla coscia.
Ugnor sentì le forze crescere dentro di lui mentre gli altri si facevano sempre più piccoli. Diventato enorme guardò la creatura che lo guardò di rimando. L’Orco fece calare la mano sul mostro di fuoco che si dissolse.

Ancora una volta vittoriosi, guariti Efyr e Fergair, si diressero verso l’uscita.
«Dovete sapere che la mia Gilda ha l’obiettivo di individuare e distruggere tutti i luoghi pericolosi, per qualsiasi razza di Faerûn. Mentre proseguivamo ho lasciato alcune rune in giro, così quando saremo abbastanza lontani potrò radere al suolo questo posto infernale» disse Snorfil mentre erano quasi alla porta.
Aprendola ed entrando nella stanza successiva videro però qualcosa che non si aspettavano. Una trentina di guardie e, al centro, Rostaer.
«Siete stati veramente eccellenti. Veramente… Siete riusciti ad uscirne vivi tutti e quattro. Adesso vi si pone una scelta. O vi unite a noi oppure morite. Cosa volete fare?» disse con un sorriso sarcastico. Poi rivolgendosi a Snorfil: «Non so chi tu sia quindi in entrambi casi non uscirai vivo di qui»

Snorfil lo guardò di rimando, mentre l’ira cresceva dentro di lui, e disse urlando: «Che possa crepare tu e quest’inferno, bastardo!» e colpì il suolo con la base del piccone. La terra e tutta la struttura intorno iniziò a tremare. Boati di esplosioni lontane rimbalzavano contro i muri cadenti.
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«Presto, di là!» disse lo gnomo ai Viandanti che andarono di corsa verso la parte di parapetto da cui proveniva il suono di un fiume in piena dalle profondità. Ugnor, Efyr e Fergair si buttarono nel vuoto. Aendir, prima di saltare, si volse verso Snorfil, stanco e rimasto indietro, ma, senza nemmeno vederlo arrivare, Rostaer si materializzò dietro lo gnomo, trapassandolo da parte a parte. Estratta la spada lo colpì con un calcio alla schiena, facendolo volare addosso ad Aendir.
Quando ripresero i sensi i Quattro Viandanti si trovarono nel fango, feriti, laceri e contusi, ma vivi. Nel fiume, appoggiato ad un tronco fisso alla riva, vi era Snorfil, con un ramo spezzato conficcato nella spalla e mezzo viso sott’acqua. Colui che li aveva aiutati ad arrivare fin lì non ce l’aveva fatta. Dopo un rapido attimo di raccoglimento, volsero lo sguardo verso Nord, dove si vedeva una piccola cittadina da cui salivano colonne di fumo.

Il Sole stava tramontando e i Viandanti avevano bisogno di cure e, soprattutto, di capire cosa fosse loro successo.

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Prologo

Rostær era seduto sulla poltrona di legno massello. Guardava dritto davanti a sé la grande carta fissata al muro più corto. Era lì, così fermo da ormai un po’ di tempo. Pensava al suo passato, da dove era venuto, cosa aveva fatto per essere arrivato a quel punto, chi era diventato. Molti lo chiamavano mostro, altri lo ammiravano per le sue qualità, la maggior parte si limitava saggiamente a stargli lontano e a non infastidirlo.

Lui non si sentiva nessuna di queste figure. Lui era soltanto un uomo che eseguiva degli ordini, fossero buoni o no, li condividesse o meno. Lui eseguiva. Fine. Il suo unico compito era quello e non permetteva che vi fossero contrattempi o, peggio ancora, l’ordine non venisse eseguito. Era disposto a tutto per portare a termine la missione. Solo questo.

«Signore!» disse un soldato apparso sulla porta semi aperta della cabina mettendosi sull’attenti.
L’aveva già sentito mentre scendeva le scale ma non aveva mosso la testa, tanto per lui era solo uno dei tanti che stavano sotto di lui.
«Dimmi…»
«Signore, li abbiamo caricati, tutti e sei»
Un leggero moto del capo indicò un velo di sorpresa in Rostær
«Non erano otto?»
«Sì, signore. Tuttavia due hanno tentato la fuga e abbiamo dovuto provvedere, prima di rischiare di compromettere la fase di trasporto»
Rostær si portò la mano sulla fronte, massaggiandola. Quindi si alzò, prendendo dal tavolo la cintura con la spada nel fodero e tenendola in mano.
«Quindi? Chi è rimasto» disse mentre si avvicinava al soldato, facendo un giro della cabina.
«Abbiamo l’elfo e il mezzelfo che sono stati catturati dopo tre mesi nella Foresta del Serpente – iniziò ad elencare il soldato mentre la bocca si seccava e guardava con crescente timore Rostær – poi c’è quel chierico così stupido da guarire i suoi assalitori»
Rostær sorrise ricordandosi di quando gli avevano raccontato di quell’Aendîr. Questo tuttavia non tranquillizzò il soldato.
«Poi c’è il ladro che si è fatto fregare dall’ennesimo mago, anche se è stato accusato di altro, ma sappiamo la verità. E poi abbiamo gli ultimi due. C’è quella dannata strega che ha raso al suolo mezza foresta e per evitare che incantasse altri soldati l’abbiamo anche imbavagliata, come anche il chierico, per sicurezza. E infine c’è il più andato di tutti che ha squartato un intero villaggio e non sappiamo ancora il perché…»
«Quindi abbiamo perso i due paladini?!» disse Rostær portandosi ad una decina di centimetri dal soldato e sovrastandolo, essendo ben più alto.
«S-s-sì, signore»
Il rosso guerriero lo guardò negli occhi, ma il soldato non distolse lo sguardo.
«Fatti da parte…» disse infine, allacciandosi il fodero al fianco.

Uscì sul ponte. La brezza marina gli passò tra i capelli lunghi e secchi. Le pupille si adattarono in fretta alla luce del tardo pomeriggio. Qualche ora e il sole sarebbe tramontato. Qualche ora e sarebbe arrivati a destinazione.
«Levate l’ancora» disse agli uomini che erano più vicini a lui e lo stavano osservando.
Poco dopo iniziarono a muoversi e a prendere velocità. Andava tutto alla perfezione.
Rostær si rivolse al soldato che era venuto ad aggiornarlo e che l’aveva seguito fuori. Evidentemente doveva essere il capo in seconda o qualcosa del genere. Non aveva infatti stemmi speciali o colori diversi dagli altri, tuttavia gli portavano rispetto.
«Vieni, voglio andare a vedere quelli di quest’anno»
«Sì, signore»

Arrivarono davanti alla porta di legno pesante che dava ai piani inferiori e ai cui fianchi vi erano sei guardie, tre per lato.
Il soldato si mise davanti e ordinò loro di aprire.
Lentamente quindi, tirando con fatica, il legno si mosse sui cardini e il buio all’interno fu profanato dalla luce.

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