Nebbie dei Mondi - Mists of Worlds

Prologo

Rostær era seduto sulla poltrona di legno massello. Guardava dritto davanti a sé la grande carta fissata al muro più corto. Era lì, così fermo da ormai un po’ di tempo. Pensava al suo passato, da dove era venuto, cosa aveva fatto per essere arrivato a quel punto, chi era diventato. Molti lo chiamavano mostro, altri lo ammiravano per le sue qualità, la maggior parte si limitava saggiamente a stargli lontano e a non infastidirlo.

Lui non si sentiva nessuna di queste figure. Lui era soltanto un uomo che eseguiva degli ordini, fossero buoni o no, li condividesse o meno. Lui eseguiva. Fine. Il suo unico compito era quello e non permetteva che vi fossero contrattempi o, peggio ancora, l’ordine non venisse eseguito. Era disposto a tutto per portare a termine la missione. Solo questo.

«Signore!» disse un soldato apparso sulla porta semi aperta della cabina mettendosi sull’attenti.
L’aveva già sentito mentre scendeva le scale ma non aveva mosso la testa, tanto per lui era solo uno dei tanti che stavano sotto di lui.
«Dimmi…»
«Signore, li abbiamo caricati, tutti e sei»
Un leggero moto del capo indicò un velo di sorpresa in Rostær
«Non erano otto?»
«Sì, signore. Tuttavia due hanno tentato la fuga e abbiamo dovuto provvedere, prima di rischiare di compromettere la fase di trasporto»
Rostær si portò la mano sulla fronte, massaggiandola. Quindi si alzò, prendendo dal tavolo la cintura con la spada nel fodero e tenendola in mano.
«Quindi? Chi è rimasto» disse mentre si avvicinava al soldato, facendo un giro della cabina.
«Abbiamo l’elfo e il mezzelfo che sono stati catturati dopo tre mesi nella Foresta del Serpente – iniziò ad elencare il soldato mentre la bocca si seccava e guardava con crescente timore Rostær – poi c’è quel chierico così stupido da guarire i suoi assalitori»
Rostær sorrise ricordandosi di quando gli avevano raccontato di quell’Aendîr. Questo tuttavia non tranquillizzò il soldato.
«Poi c’è il ladro che si è fatto fregare dall’ennesimo mago, anche se è stato accusato di altro, ma sappiamo la verità. E poi abbiamo gli ultimi due. C’è quella dannata strega che ha raso al suolo mezza foresta e per evitare che incantasse altri soldati l’abbiamo anche imbavagliata, come anche il chierico, per sicurezza. E infine c’è il più andato di tutti che ha squartato un intero villaggio e non sappiamo ancora il perché…»
«Quindi abbiamo perso i due paladini?!» disse Rostær portandosi ad una decina di centimetri dal soldato e sovrastandolo, essendo ben più alto.
«S-s-sì, signore»
Il rosso guerriero lo guardò negli occhi, ma il soldato non distolse lo sguardo.
«Fatti da parte…» disse infine, allacciandosi il fodero al fianco.

Uscì sul ponte. La brezza marina gli passò tra i capelli lunghi e secchi. Le pupille si adattarono in fretta alla luce del tardo pomeriggio. Qualche ora e il sole sarebbe tramontato. Qualche ora e sarebbe arrivati a destinazione.
«Levate l’ancora» disse agli uomini che erano più vicini a lui e lo stavano osservando.
Poco dopo iniziarono a muoversi e a prendere velocità. Andava tutto alla perfezione.
Rostær si rivolse al soldato che era venuto ad aggiornarlo e che l’aveva seguito fuori. Evidentemente doveva essere il capo in seconda o qualcosa del genere. Non aveva infatti stemmi speciali o colori diversi dagli altri, tuttavia gli portavano rispetto.
«Vieni, voglio andare a vedere quelli di quest’anno»
«Sì, signore»

Arrivarono davanti alla porta di legno pesante che dava ai piani inferiori e ai cui fianchi vi erano sei guardie, tre per lato.
Il soldato si mise davanti e ordinò loro di aprire.
Lentamente quindi, tirando con fatica, il legno si mosse sui cardini e il buio all’interno fu profanato dalla luce.

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Merhpex

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