Nebbie dei Mondi - Mists of Worlds

Rise and Shine

Capitolo IV

«Mia Signora, ho fallito lo ammetto, ho sottovalutato la loro forza. Ma posso ancora portare a termine la mia missione» disse Rostaer in ginocchio dinanzi ad una figura circondata da pesanti tende e circondato da sette seggi , tra cui il suo.
«È inaccettabile, mia Signora, merita una punizione esemplare, se non la morte, se fosse per me!» disse una creatura immonda alzandosi e portandosi alla luce.
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«Silenzio, Siro sibilò con calma la figura coperta. «Rostaer. Hai fallito. Ma confido che sarà l’ultima volta, vero?»
«Glielo giuro sulla mia vita, mia Signora»
«Non avrei accettato di meno… Romm e a quel nome si alzò un altro essere. «Come procedono gli Inevitabile.»
«Alcuni sono già pronti» disse con una voce metallica che trasudava soddisfazione.
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«Bene… Voglio quei quattro morti… E vedi di non deludermi»
«No, mia Signora»
Ci fu poi qualche attimo di silenzio, poi, quella che evidentemente doveva essere al comando, disse di nuovo: «Ma vedo che i nostri ospiti sono già tra noi! Benvenuti allora!»
I Viandanti si risvegliarono nella tenda dell’infermeria in contemporanea, con una sensazione di soffocamento che non voleva andarsene. Dovevano riferire ciò che avevano visto.

Andarono quindi da Merhpex, che era insieme ad Immold, Annan e Sarasat, e raccontarono ciò che era accaduto. Decisero che, con degli Inevitabili all’inseguimento, sarebbero dovuti correre verso il Rifugio principale della Resistenza, ad Est.
Si incamminarono quella notte stessa. Passarono diversi giorni fino a quando oltrepassarono Greenest, nell’immensa pianura chiamata, da quelli del luogo, I Campi Verdi.
Una notte, Ugnor ebbe un altro sogno.
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Vide i quattro Inevitabili, seguiti da un esercito d’ombre, alla tomba di sua madre. Una volta riesumato lo scheletro ne annusarono i resti e il Mezzorco capì che, da ovunque fossero in quel momento, avevano fiutato il suo odore. Svegliati gli altri corse a riferire la notizia, costringendo Merhpex ed Annan a cambiare i piani. Dopo aver recuperato dei vecchi amici si sarebbero recati all’entrata di un piano costruito interamente da Oromir, dove il tempo era accelerato, sperando così di far perdere le tracce agli Inevitabili. Si sarebbero recati sul posto Artio e Tanbelale per preparare il tutto.

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E così fecero, arrivando cinque giorni dopo a destinazione. Lì però accadde qualcosa d’imprevisto. Entrati nel primo salone rimasero completamente immobilizzati. Dalle scale un rumore di passi precedette la comparsa di Artio.
«Stupido vecchio, come ti senti adesso, eh?! Anni passati al tuo servizio e finalmente è giunto il momento. Ma per l’Ordine del Ragno questo ed altro! Non te l’aspettavi ver…» una freccia gli trapassò il cranio lasciando il concetto incompiuto.
«Ha sempre parlato troppo…» disse Tanbelale scesa nel salone. «Finalmente la finirà con questa storia dell’Ordine del Ragno. State tranquilli, ho già avvertito il Nuovo Impero e fra poco saranno qui… Ahhh, che soddisfazione finire questa storia. Non oso immaginare gli onori che mi verranno fatti! Ahhh…» sparlava mentre si aggirava tra di loro, immobili. Fergair però era quasi riuscita a liberarsi.
«Mmm… Però mi sto annoiando – disse dirigendosi verso Ugnor – Che ne dici se ci divertiamo un po’» ed estrasse un pugnale ad espasione. «Mmm.. Che gran peccato… Tutta questa forza…»
Stava per affondare l’arma quando Fergair, finalmente libera, gridò: «Chiudi quella fogna, puttana!» e scaglio contro la Maga un fulmine nero. Per un attimo quella tentò di opporre un briciolo di resistenza ma alla fine venne sopraffatta. Il fulmine la spinse lontano, le trapasso il ventre e la bruciò completamente, lasciandola fumante per terra.

Erano liberi, finalmente. Ma gli Inevitabili e le loro Ombre erano arrivati.
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«Immold, Ugnor, voi copriteci qui. Noi andremo avanti e prepareremo il rituale. Capirete quando saremo pronti»
Qualche secondo dopo essere usciti dalla stanza pesanti colpi iniziarono a risuonare contro il grande portone di ferro del posto.
«Forza, amico mio. Vediamo adesso chi avrebbe dovuto vincere quel bracc…» ma Immold venne interrotto quando una porta gli si schiantò addosso spingendolo dall’altra parte del salone.
Ugnor, in preda all’ira e alla furia della sua razza, caricò con coraggio gli Inevitabili. Ne nacque un combattimento all’ultimo sangue, senza esclusione di colpi. Anche Immold, ripresosi, si unì alla lotta. Ma proprio quando sembravano in una situazione di stallo, ma che forse si sarebbe potuta volgere a favore dei due, uno dei quattro apparse alle spalle di Ugnor, trapassandolo brutalmente all’ipocondrio destro.
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«Solo così sapete battermi… – disse sputando sangue – codardi…»
«Vero – sussurro l’Inevitabile con voce metallica – ma resta il fatto che ora vai giù mentre io… No…»
Ma quando sembrava ineluttabile il loro fato vennero teletrasportati nella Sala del Portale. Guarite le ferite e spiegato il funzionamento del meccanismo, partirono.

Arrivati a destinazione si ritrovarono al di fuori di uno splendido e raffinato castello.
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Una volta entrati si misero ad esplorare il luogo trovandolo ricco di libri e manuali. Proseguirono così per una buona mezz’ora fino a quando arrivarono in un’ampia sala che doveva trovarsi in cima al castello.
«Benvenuti, ragazzi…» disse un vecchietto affacciandosi da dietro il trono. «Io sono colui che tiene pulito questo posto… Una specie di dio del tempo eheheh! O meglio… Lo ero!» e improvvisamente tutto cambiò, assumendo le vere fattezze del luogo ormai dimenticato dopo la scomparsa di Oromir.
Al posto del vecchietto apparve una figura, e dietro di quella una seconda, chiaramente meno importante.
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«Piaciuto lo spettacolo? E ora arriva il piatto forte! La vostra morte!» disse sorridendo. Al tempo stesso il posto fu riempito dall’eco di varie urla animalesche.
«Io sono Rismar, Comandante del Nuovo Impero. È stato un piacere conoscervi! – poi rivolgendosi all’altra figura – portami le loro teste. Tranne lei. Lei la voglio viva…»
I Viandanti iniziarono a correre, affrontando vari mostri di sconosciuta origine. Alla fine riuscirono ad arrivare alla stanza del secondo portale. Quindi mentre tre preparavano il salto, Efyr si preparò ad affrontare virtualmente la figura al loro inseguimento.
Fu un duello breve. La superiorità dell’Elfo fu assoluta, la sua abilità mostruosa, tanto da non fargli prendere nessuna ferita. Alla fine ebbe anche il tempo di sbeffeggiare l’avversario. Ma proprio quando era quasi giunto al portale un’ombra si materializzò dietro di lui e gli sussurrò: «Ti avevamo detto di non immischiarti» e gli trapassò il torace. Arrivati in quattro se ne andarono in tre, ma anche il loro viaggio non fu lungo.

Strattonati lungo il canale dimensionale vennero catapultati in una specie di cattedrali. Persa la vista per la forza d’attrazione e aspettando che tornasse non ebbero il tempo per vedere il nemico, o meglio, i nemici.
Fergair venne bersagliata da dardi e frecce, finendo esangue contro un muro. Ugnor invece venne trafitto gravemente e poi scagliato via, sfondando un trono di pietra.
«Così rieccoci qua, Chierico…» disse una voce familiare.
Aendir alzò lo sguardo e vide Rostaer, completamente cambiato, segno del tempo trascorso.
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«Forza, in piedi! Non voglio che una caduta si prenda la mia gloria!»
Ma il Chierico, alla vista del compagni caduti e odiando dal più profondo il nemico dinanzi a lui, sentì quella che sembrava una forza divina entrargli nelle vene.
I due, ormai odiati, avversari caricarono e il clangore delle armi echeggiò nella cattedrale. Uno scontro all’ultimo sangue diventò ben presto un gioco al massacro. Alla fine Aendir riuscì, con l’ultimo briciolo di forze a tagliare il braccio a Rostaer. Ma il Chierico stava ormai per essere sopraffatto.

Quando tutto sembrava perduto all’improvviso una lama di luce sfondò il tetto della struttura, ponendosi tra i due avversari, dando il tempo ad Aendir di venire accolto dalla luce di un teletrasporto ed essere spedito il più lontano possibile da lì.

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Merhpex

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